La Pavoncella Sarda

E’ uno dei  nostri soggetti preferiti, spesso presente nei nostri decori fatti a mano, famosissima per i sardi di nascita.. E i sardi per passione 😉

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Bottiglia con Sughero decorato a mano (www.liquoripacini.it)

Ma dove nasce la nostra Pavoncella?

Arriva nella nostra terra tramite i Bizantini, che dominarono dal 534 DC fino all’era dei Giudicati. La pavoncella è simbolo di fertilità, di piogge abbondanti per i raccolti, ed è legata alla vita agro-pastorale per l’augurio di greggi in salute. In molte culture è associata all’araba fenice, che risorge dalle proprie ceneri, simbolo di resurrezione e di vita; nell’iconologia cristiana è associata all’immortalità dell’anima.

Immagine dell’Araba Fenice (fonte http://www.picenotime.it/articoli/706.html)

E in effetti due grandi figure di pavoncelle adornavano la tomba di Munazio Ireneo, venuta alla luce durante gli scavi del cimitero monumentale di Bonaria (Cagliari) del 1888.

Tomba di Munazio Ireneo al Cimitero monumentale di N.S. di Bonaria (Fonte http://www.comunecagliarinews.it/news.php?pagina=16060)

E’ simbolo dell’intera isola, e il suo nome cambia a seconda della zona: nel campidanese è chiamata “lepre d’arzola” per via della cresta di piume pendente che assomiglia alle orecchie di una lepre, mentre nella zona di Sassari è chiamata “pipiaghena” o “gavì”.

Le varie declinazioni che vedono le pavoncelle talvolta come puligas (gallinelle) o affuragias (passeri) sono rimesse alla fantasia e libera interpretazioni delle sapienti mani artigiane che ne plasmano la figura. La pavoncella abbellisce cassapanche, arredi, tappeti e, ovviamente, tutto ciò che fa parte del corredo della sposa, come vasellame, gioielli e talismani.

Non solo: così come a Nazca, dove un enorme colibrì fa sognare chi crede negli ufo, anche noi abbiamo la raffigurazione di uno dei simboli più antichi di Sardegna incisa in un campo di grano: Antonino Soddu Pirellas l’ha realizzata “con oltre 5 milioni di piante di erba medica, tracciata col GPS su un campo di 13 ettari ingialliti dalla siccità” tra Ussana e Donori, nel 2002 (se volete saperne di più sull’artista, visitate il sito http://www.sardegnacultura.it/j/v/253?s=25037&v=2&c=2472&c1=2818&visb=&t=1 ).

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