Pacini e la festa di Sant’Efisio

Il 1° maggio è conosciuto in tutta Italia come la Festa dei Lavoratori.

Ma per i sardi è qualcosa di più, è il giorno in cui si festeggia il patrono della Sardegna: Sant’Efisio.

In questa giornata le vie del centro di Cagliari si colorano di migliaia di petali di rosa, secondo il rito conosciuto con il nome di Sa Ramadura o infiorata, da questa usanza prende il nome la nostra grappa Sa Ramadura, Liquore di Sant’Efisio.

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Oggi abbiamo deciso di raccontarvi qualcosa in più su questa coloratissima tradizione che ogni anno ci regala forti emozioni… e centinaia di turisti da tutto il mondo 😉

Efisio nasce ad Elia in Antiochia (nella zona dell’Asia Minore) nel 250 d.C.: la madre era pagana,  il padre invece era cristiano. Benché arruolato nelle truppe di Diocleziano per combattere i cristiani, durante il suo viaggio verso l’Italia decise di convertirsi al cristianesimo.

La leggenda narra che durante una notte gli apparve una croce che risplendeva tra le nuvole: incuriosito dal fenomeno, rimase a guardarla… e fu in quel frangente che udì una voce misteriosa dal cielo la quale gli rimproverò il fatto di essere persecutore dei cristiani e per questo, gli venne preannunziato il suo martirio.

Arrivato in Sardegna per difendere gli interessi dell’Impero romano, fu accusato di infedeltà: fu egli stesso a rivelare a Diocleziano di essersi convertito alla fede cristiana.

Per tale motivo venne imprigionato, torturato e messo a morte sul patibolo di Nora il 15 gennaio 303.

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Ma perché Efisio è così importante per i sardi?

Siamo nel 1652: in Sardegna si propaga la peste, gli untori  sono alcuni marinai catalani approdati ad Alghero su un veliero mercantile.

L’epidemia contagiò tutta la Sardegna, in particolare Cagliari, nella quale morirono circa diecimila abitanti. Nel 1656 i cagliaritani, ormai decimati e stremati dalla malattia, pregarono Sant’Efisio affinché sconfiggesse la terribile ondata di peste che li affliggeva.

Giovanni Spano racconta che a questo punto Sant’Efisio apparve al Viceré Conte di Lemos e richiese, al fine di liberare la città dalla peste, il voto della processione del 1º maggio. L’Amministrazione comunale cagliaritana nel 1656 fece quindi il voto: se Sant’Efisio fosse riuscito a sconfiggere la peste, ogni anno si sarebbe svolta una processione e dei festeggiamenti in suo onore, partendo dal quartiere di Stampace, fino ad arrivare a Nora, luogo in cui il Santo venne martirizzato.

Nel settembre di quell’anno le abbondanti piogge fecero scomparire la peste: fu così che dal 1° maggio 1657 i cagliaritani mantennero il voto fatto. Da allora non si sono mai fermati, neanche sotto i bombardamenti del 1943 quando, la statua del Santo ricoperta di invocazioni scritte, banconote e fotografie, fu portata in processione su un camioncino del latte, seguita da pochi ma devoti fedeli.

Una curiosità: Il 1º maggio 1794 il santo non partì, a causa di una rivolta scoppiata a Cagliari il 28 aprile. Tuttavia l’amministrazione comunale decise di celebrare la festa per quell’anno il 1º giugno, quando la città tornò quieta.

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Perché venne scelto il mese di maggio?

Perché maggio simboleggia la rigenerazione della natura e la sua rinascita, così come rinacque la città di Cagliari.

In realtà la festa inizia già dal 30 aprile, è l’Arciconfaternita del Gonfalone a gestire tutti i preparativi, procedendo alla vestizione del Santo e all’aggiunta di gioielli in oro offerti come ex voto.

Spetta al presidente dell’Arciconfraternita e al Sacrista maggiore deporre la statua all’interno del cocchio che la mattina dopo passerà per le vie del centro.

Stemma Arciconfraternita del Gonfalone
Stemma Arciconfraternita del Gonfalone

La mattina del 1º maggio Su Carradori adorna i buoi che porteranno il cocchio fino a Nora. Il terzo guardiano, accompagnato da Sa Guardianìa, si reca in comune dove lo attende l’Alter Nos, che rappresenta il sindaco della città (in passato rappresentava il viceré).

Insieme poi si recano alla chiesetta di Stampace dove verrà celebrata la messa.

La Fascia, le mazze e il toson d'oro utilizzati dall'Alter Nos
La Fascia, le mazze e il toson d’oro utilizzati dall’Alter Nos

La processione è aperta dalle traccas ossia dei carri addobbati a festa, trainati dai buoi.

Seguono poi i gruppi folkloristici provenienti da tutta l’isola, vestiti con il costume tradizionale sardo della loro zona: è usanza camminare recitando il rosario o cantando i goccius.

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È’ ora il turno dei cavalieri del campidano seguiti dai miliziani; sfilano poi i membri della guardianìa e in prima fila il terzo guardiano che regge il Gonfalone della confraternita. Alle loro spalle sfila l’Alter Nos.

In ultimo sfilano i membri dell’Arciconfraternita preceduti da un confratello che regge un crocifisso risalente al 1700.

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L’arrivo di Sant’Efisio è preceduto dal suono delle Launeddas e dal rito de Sa Ramadura,  un atto di omaggio nei confronti del Santo in modo che, al suo passaggio, il cocchio possa avanzare su un tappeto floreale.

Quando arriva in via Roma Sant’Efisio viene salutato dalle sirene delle navi attraccate nel porto di Cagliari.

Una volta lasciata Cagliari, il cocchio si dirige verso Giorgino presso un’altra chiesetta a lui dedicata, dove viene spogliato dei gioielli e vestito con vesti più semplici. Da qui il Santo prosegue il suo cammino su un cocchio di campagna verso la Maddalena Spiaggia, dove incontrerà i fedeli provenienti da Capoterra, paese del quale è patrono.

Un’altra curiosità: la chiesetta di Giorgino si trova all’interno di una villa padronale che faceva parte  della proprietà di campagna della famiglia del Conte Michele Ciarella.

Nel 1816  il Conte, in seguito alla  tragica scomparsa della moglie e dei due figli, fece il voto di mantenere per sempre, ogni anno, la tradizione di accogliere il Santo a Giorgino.

“nella cappella del mio predio, sito al di là della scaffa, vi si celebra il Santo sacrificio della messa, e vi si conservano le ceneri della mia consorte Donna Antonia e si conserveranno anche le mie ceneri; qui si riceve il simulacro del glorioso S. Efisio all’andata e venuta, che annualmente fa da Pula, perciò voglio ed ordino che i miei eredi e qualunque successore, od universale o singolare, ne abbia la stessa cura, zelo e devozione che ne tengo, e sempre ne ho avuto io, tenendo essa cappella sempre in buono stato e conservando tutto quello che appartiene e si consideri come accessorio della medesima……”     Ancora oggi gli attuali proprietari, i Ballero avi del Conte Ciarella, mantengono questo voto e aprono le porte della loro proprietà ai fedeli.

Nuovamente trainato da buoi viene portato alla chiesetta di Su Loi, dedicata al Santo, dove viene celebrata la messa. Il cocchio arriva poi a Villa d’Orrì dove viene officiata la benedizione eucaristica per poi arrivare a Sarroch nella notte.

La mattina dopo, il corteo riparte per arrivare a Villa San Pietro dove,  dopo la processione per le strade del paese, viene celebrata una messa e successivamente viene accompagnato, sempre in processione, sino a Pula.

Alle 21 il cocchio arriva a Nora, dove il santo sarà commemorato fino alle 18 del 3 maggio, quando viene portato in processione tra le rovine di Nora.

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Il 4 maggio il santo riparte verso Cagliari accompagnato dalla suggestiva processione di centinaia di fedeli in costume e con le fiaccole, per giungere intorno alle 23, all’ultima tappa della processione: la chiesetta di Stampace , luogo in cui Sant’Efisio riposerà sino al prossimo 1º maggio.

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