Pacini e la tradizione: il sughero, la sua storia, i suoi usi

Quando si parla di tradizione e artigianato, ormai lo sapete, il Liquorificio Pacini è sempre in prima linea. Come avrete notato, alcune delle nostre produzioni richiamano elementi tipici della storia artistica della nostra isola, ma oggi vi vogliamo parlare in particolare del sughero, della sua storia e della sua lavorazione.

Alcune nostre bottiglie sono rivestite proprio di questo particolare materiale. Ma dove nasce?

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Il sughero è un tessuto vegetale di rivestimento di origine secondaria,  e riveste il fusto e le radici delle piante legnose nelle quali sostituisce l’epidermide, che viene lacerata dall’accrescimento secondario  dell’organo. Lo ritroviamo nella quercia da sughero, una pianta imponente con la folta chioma sempreverde, che con la sua capacità di affondare le proprie radici a profondità impensabili riesce a combattere la siccità, nonché a resistere agli incendi grazie alla sua corteccia.

Si estrae solamente nel periodo che va dai primi di maggio alla fine di agosto, perché in questo lasso di tempo il sughero si distacca più facilmente senza arrecare nessun danno alla pianta. La prima estrazione del sughero in una giovane quercia avviene intorno ai 25-30 di età della pianta, e quando ha una circonferenza non inferiore ai 60 cm: si parla in questo caso di demaschiatura, e da questo tipo di lavoro si ottiene un sughero da macina detto sugherone o maschio.

La normativa vigente prevede che le successive estrazioni debbano avvenire a intervalli di almeno dieci anni, arrivando addirittura a 12-13 anni nel casi un cui il sughero non abbia raggiunto un calibro accettabile: con queste estrazioni il prodotto ottenuto è detto sughero gentile e viene utilizzato, per esempio, per la fabbricazione dei tappi.

Nota per l’ambiente: le sugherete svolgono un’importante funzione ambientale, perché assorbono la CO₂, contribuendo quindi a ridurre l’inquinamento e a rilasciare tanto più ossigeno quanto più vengono decorticate 😉

Chi si occupa dell’estrazione?

Si tratta di operai specializzati, detti estrattori o scorzini il cui attrezzo di lavoro è un’accetta affilatissima che usano per effettuare due diversi tipi di tagli: uno orizzontale attorno alla pianta, chiamato corona o collana, a un’altezza da terra di circa 2-3 volte la circonferenza della quercia, e altri due o tre (ma anche di più se l’albero è particolarmente grosso) verticali detti righelli o aperture. È una fase particolarmente delicata, perché nel momento del taglio del sughero bisogna evitare assolutamente di incidere il fellogeno sottostante, il cui danneggiamento porterebbe alla rovina della pianta.

 

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                          (fonte Wikipedia)

Si passa poi al distaccamento del sughero: il manico dell’accetta, con la sua l’estremità sagomata a cuneo, viene infilato tra il sughero e la pianta partendo dai righelli, e usandolo come leva si riesce ad ottenere le diverse porzioni di sughero, così come tracciate dall’accetta: tali porzioni sono dette plance e della loro raccolta si occupano altri operai, che le portano quasi sempre a spalla perché raramente si riesce ad accedere con mezzi di trasporto all’interno delle sugherete, e le ammucchiano dove poi verranno caricate sui camion che le porteranno in sugherificio.

(quercia dopo lavorazione, fonte Wikipedia)
(quercia dopo lavorazione, fonte Wikipedia)

La  quercia da sughero  è diffusa principalmente nella zona mar Mediterraneo occidentale, in particolare Sardegna, Sicilia, Maremma grossetana, ma anche Portogallo, Spagna, Corsica, il sud della Francia e il Nord Africa.

Delle oltre 300.000 tonnellate di sughero estratte ogni anno, 12.000 sono solo nel territorio sardo: non male, vero?

Le industrie per la lavorazione e la trasformazione si trovano invece in Portogallo, e nel distretto industriale di Tempio PausaniaCalangianus, nel nord della Sardegna. Una piccola curiosità: sapevate che proprio Calangianus è conosciuta anche come Capitale del Sughero?

E nella stessa zona si concentrano le ricerche scientifiche sulle sugherete e sui possibili usi del sughero, specificatamente si tratta di ricerche condotte la Stazione sperimentale del sughero di Tempio Pausania (certificata FSC).

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                                                    (logo FSC)

Il sughero, per le sue caratteristiche, è utilizzato in diversi ambiti: prima di tutto, per le sue potenzialità isolanti, viene utilizzato sia per la produzione dei tappi per vini di alto livello, che nell’edilizia (sia in forma naturale che come agglomerato) e nell’industria calzaturiera.

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La produzione di tappi in sughero naturale, tra le altre cose, è il motore di uno dei settori più portanti dell’economia della Sardegna. Il cd Distretto Industriale del Sughero (ossia il complesso delle aziende artigiane e industriali che in una determinata zona sono impegnate nella filiera, che va dall’estrazione alla lavorazione, alla trasformazione, alla commercializzazione) è concentrato in Gallura, benché si rilevi la presenza di aziende che lavorano il sughero anche nella zona di Nuoro e del Sulcis Iglesiente.

Ad oggi però, l’evoluzione tecnologica ed industriale ha permesso alle nostre aziende di andare oltre la produzione tradizionale dei turaccioli, per arrivare all’utilizzazione del sughero anche in ambito artistico artigianale e industriale. I settori sono svariati: andiamo dall’artigianato all’abbigliamento, agli accessori, ai giocattoli, agli accessori per la casa, fino ad arrivare alla bioedilizia e alla bioarchitettura!

Non dimentichiamo poi quanto il sughero sia presente in tutta la produzione artigianale e dei souvenir della Sardegna: parliamo di vassoi, stoviglie, rivestimenti decorativi, ma anche calamite, accendini, posacenere, portachiavi… e chi più ne ha, più ne metta!

Ecco perché noi di Pacini abbiamo scelto di dedicare parte della nostra produzione a questo splendido materiale: perché è un elemento portante della nostra meravigliosa isola. Abbiamo un rapporto trentennale con i nostri maestri sugherai, che lavorano il sughero ancora secondo le regole tradizionali, con gli strumenti di sempre, e solo manualmente: ebbene sì, non esiste macchina che possa sostituire il lavoro dei nostri artigiani…

E per fortuna! Possiamo così garantire unicità alle Vostre bottiglie, ognuna diversa dall’altra, ognuna con la sua storia… Perché ci piace coccolarVi J

Se volete conoscere la nostra produzione in sughero, cliccate qui e… a voi la scelta 😉

 

 

 

 

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